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Sintesi delle principali novità del Decreto "Cura-Italia"

Si è svolto ieri, 16 marzo, il Consiglio dei ministri all’esito del quale è stato approvato il decreto “Cura Italia”. Il decreto rappresenta soltanto una prima risposta alla crisi “Coronavirus” sul piano economico, con utilizzo di tutto il limite di indebitamento netto autorizzato dal Parlamento; a questo decreto ne seguirà un altro, nel mese di aprile. Si riporta, di seguito, una tavola di sintesi delle misure ritenute maggiormente significative:

Assemblee e CdA in videoconferenza

Con la massima 11.03.2020 n. 187, il Notariato di Milano ha ritenuto possibile lo svolgimento delle assemblee e dei Consigli di amministrazione in audio o videoconferenza, anche nel caso in cui lo statuto sociale non lo preveda e anche se il presidente non si reca nel luogo della convocazione. Ciò a seguito del Dpcm 8.03.2020, che incentiva l’utilizzo dei collegamenti da remoto per lo svolgimento delle riunioni.

Moratoria sui finanziamenti alle PMI

L’Associazione Bancaria Italiana e le associazioni di impresa hanno sottoscritto un accordo in base al quale è estesa ai prestiti concessi fino al 31 gennaio 2020 la possibilità, per le micro, piccole e medie imprese danneggiate dall’emergenza “Coronavirus” di chiedere: •la sospensione fino ad un anno del pagamento della quota capitale dei finanziamenti a medio lungo termine e alle operazioni di leasing, in questo caso la sospensione riguarda la quota capitale implicita nel canone; • l’allungamento del mutuo, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell’ammortamento. Per il credito a breve termine ed il credito agrario di conduzione il periodo massimo di allungamento delle scadenze è pari rispettivamente a 270 giorni e a 120 giorni. È inoltre previsto che le banche, ove possibile, possano applicare misure di maggior favore per le imprese rispetto a quelle previste nell’accordo stesso.

Sequestro e confisca della prima casa dell'imprenditore

La Cassazione, con la sentenza n. 8995 del 5.03.2020, ha affermato che in presenza di reati tributari può essere sequestrata, a fini della successiva confisca, la prima casa dell’imprenditore. La previsione contenuta nella normativa sulla riscossione infatti, non si applica ai provvedimenti di tipo penale. La vicenda riguarda un legale rappresentante indagato per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di false fatture.

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