News

Regime forfettario: ricadute contabili e lavoristiche

La legge di Bilancio 2019 ha modificato la legge 190/2014, eliminando la causa di esclusione precedentemente in vigore riguardante il sostenimento di spese, per un ammontare complessivo superiore a 5.000 euro lordi, per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori. A tale riguardo assume particolare rilievo quanto disposto dall’articolo 1, comma 69, della L. 190/2014 nella parte in cui afferma che i soggetti a cui si applica il regime fiscale forfettario non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte, ma devono solamente indicare nella loro dichiarazione dei redditi (nel quadro RS), il codice fiscale del percettore dei compensi che non sono stati assoggettati a ritenuta fiscale. Le ricadute in ambito lavoristico sono molteplici, sussistendo la necessità di impostare una busta paga (già per i compensi del mese di gennaio 2019) che sia adeguata alla nuova tipologia di datore di lavoro forfettario. Il cedolino dovrà essere emesso con la sola indicazione della retribuzione lorda, dell’imponibile e delle ritenute previdenziali. Per il dipendente si tratta, comunque, di reddito da tassare presentando il modello 730 o Redditi.

Attività finanziarie non dichiarate nei paradisi fiscali ante 2009

La Corte di Cassazione, con la sentenza 30.01.2019, n. 2562, ha affermato che gli investimenti e le attività finanziarie, detenute nei paradisi fiscali e non dichiarate, si presumono redditi sottratti a tassazione solo dal 2009, in quanto la norma non può considerarsi retroattiva.

Rivalutazione delle partecipazioni anche in società estere

La legge di Bilancio 2019 ha previsto la riapertura della possibilità di rivalutare il costo o il valore di acquisto delle partecipazioni (anche se riferite a società estere) detenute al di fuori del regime d’impresa. Tuttavia, sarà necessario effettuare conteggi preventivi per valutare la convenienza a procedere alla rivalutazione. Deve, infatti, essere effettuato un confronto tra l’imposta sostitutiva dovuta per l’affrancamento e quella dovuta sulla plusvalenza all’atto della cessione, pari al 26%.

Sanatoria per omessi versamenti

La sanatoria prevista dalla legge di Bilancio 2019 consente di rimediare ai debiti fiscali affidati all’agente della riscossione tra il 2000 e il 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di cui agli artt. 36-bis D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis D.P.R. n. 633/1972. Tuttavia, tale sanatoria non prevede tutti i tributi locali (Tasi, Imu, Tarsu, Tares, Tari) e tutte le cartelle emesse per violazioni del codice della strada.

Page 1 of 69