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Voluntary disclosure e imposte pagate all'estero

Secondo la Commissione tributaria provinciale di Brescia (sentenza n.358/2018), il contribuente che ha beneficiato della voluntary disclosure e ha regolarmente pagato le imposte dovute, non ha diritto alla restituzione del credito per imposte pagate all'estero. Infatti, tale eventualità non è assimilabile a una dichiarazione regolarmente presentata, che potrebbe quindi consentire di avere diritto al credito d'imposta ma, può essere considerata invece, un accertamento con adesione.

Notifica di rifiuto della fattura elettronica

Nella fatturazione elettronica verso la Pubblica amministrazione sono confermate le “notifiche d’esito committente” con le quali la Pa, entro il termine di 15 giorni dalla ricezione, può inviare una notifica di accettazione/rifiuto. In presenza di una fattura rifiutata, la stessa deve essere corretta e inviata nuovamente entro 15 giorni. Diversamente, nella fatturazione elettronica tra privati, le notifiche dal lato committente/cessionario sono state eliminate. Pertanto, ad esempio, in caso di non corrispondenza della fattura con l’ordine, il rifiuto sarà comunicato al di fuori del sistema d’interscambio. Il cliente invierà una comunicazione (privata) al fornitore che deciderà, a seconda degli errori riscontrati, di emettere una nota di credito, considerato che la fattura risulta regolarmente emessa e regolarmente ricevuta. E' auspicabile un’armonizzazione di tali procedure di rifiuto al fine di eliminare le notifiche di esito committente anche per la Pa o di limitarne molto l’utilizzo. In particolare, si potrebbe legare la possibilità di rifiuto alla mancanza di relazione contrattuale sottostante o rendere obbligatoria l’indicazione della motivazione del rifiuto e, soprattutto, evitare che lo stesso possa essere ricondotto a spiegazioni generiche lasciate nella piena disponibilità delle Pubbliche amministrazioni.

Triangolazioni comunitarie

La Corte di Giustizia Europea, in risposta alla causa C-580/16, ha affermato che possono verificarsi triangolazioni comunitarie nell’eventualità che il promotore faccia intervenire il proprio rappresentante fiscale in altro Paese membro. Infatti, i giudici ritengono che sia sufficiente verificare il numero di identificazione con cui il promotore ha effettuato l’acquisto intracomunitario, indipendentemente dal possesso di un identificativo Iva in altri Paesi, compreso quello di partenza dei beni. Di conseguenza, si può applicare la disciplina delle triangolazioni comunitarie al caso di un soggetto italiano, identificato in un altro Paese (UE1), che acquista beni da un’altra impresa italiana e li rivende a un terzo soggetto passivo di un altro Paese (UE2) facendo intervenire nell’operazione la partita Iva del Paese UE1.

Notifica nulla se inviata al vecchio domicilio del contribuente

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 05/06/2018 n.14280, ha affermato che è sbagliato notificare un avviso di accertamento all'indirizzo risultante nell'ultima dichiarazione dei redditi, se successivamente è stata presentata la comunicazione di variazione dati IVA con l'indicazione di un nuovo domicilio. Tale documento, infatti, è considerato idoneo ad informare l'amministrazione del luogo scelto per la notifica dei provvedimenti.

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